Riavviare la presidenza Obama
Quando ieri ha iniziato a circolare la copertina del nuovo numero di Bloomberg Businessweek la prima reazione è stata uguale per tutti: ora si carica, ora si carica. Poi capisci che quelli di quel magazine sono oltre, sono dei geni, perdono un sacco di soldi, ma che importa se ogni settimana ci fanno venire voglia di parlare di loro? La foto di Obama non si carica, perché la presidenza dell’uomo dei sogni è bloccata, impantanata, si direbbe “crashata”, se il termine non fosse bandito dall’Amministrazione stessa. L’articolo che accompagna la copertina è firmato da Ezra Klein e parte dai problemi tecnologici del sito Healthcare.gov.
20 AGO 20

Quando ieri ha iniziato a circolare la copertina del nuovo numero di Bloomberg Businessweek la prima reazione è stata uguale per tutti: ora si carica, ora si carica. Poi capisci che quelli di quel magazine sono oltre, sono dei geni, perdono un sacco di soldi, ma che importa se ogni settimana ci fanno venire voglia di parlare di loro? La foto di Obama non si carica, perché la presidenza dell’uomo dei sogni è bloccata, impantanata, si direbbe “crashata”, se il termine non fosse bandito dall’Amministrazione stessa. L’articolo che accompagna la copertina è firmato da Ezra Klein e parte dai problemi tecnologici del sito Healthcare.gov, che è l’interfaccia principale tra i cittadini americani e la più grande riforma (l’unica) della presidenza Obama: l’Obamacare. Ma i guai del cosiddetto “iPod government” sono ben più profondi di una rivolta tecnologica.
Gli alleati degli Stati Uniti sono imbestialiti per la questione dello spionaggio globale, e la difesa dell’Amministrazione è stata talmente ondivaga che quella rabbia è passata come legittima, pure se si sa che tutti, in Europa, in Russia, in Cina, spiano allegramente amici e nemici. La “policy review”, testo fondante della politica estera americana, è imbarazzante nella sua modestia. Il dialogo interno è stato sconvolto dallo shutdown e poi dai negoziati sul tetto del debito, mentre il resto del mondo guardava inorridito uno spettacolo invero poco costruttivo.
I giornali americani si stanno riempiendo di articoli su un’altra presidenza rimasta avvolta nel sogno, affascinante e tragica: quella di Kennedy (il 22 novembre sono 50 anni dal suo assassinio). Quando la direttrice del New York Times, Jill Abramson, scrive che la caratteristica principale di Kennedy era la “elusiveness”, l’evanescenza, ci viene da pensare che è tutto molto attuale, tutto tristemente obamiano.